UN NUOVO APPROCCIO AGLI ACUFENI TRAMITE NEUROMODULAZIONE CEREBRALE

RICERCA SVOLTA DAL DIPARTIMENTO DI BIOPATOLOGIA E BIOTECNOLOGIE MEDICHE, UNITÀ OPERATIVA DI AUDIOLOGIA, AZIENDA OSPEDALIERA POLICLINICO PAOLO GIACCONE DI PALERMO, RESPONSABILE DOTT. ALDO MESSINA, DAL DOTT. GIORGIO RAPONI OTORINOLARINGOIATRA E OTONEUROLOGO ASST-MILANO NORD, DA MARIANNA FRANCO DOTT.SSA in scienze e tecniche psicologiche E DALLA DOTT.SSA MICHELA MARIA DI NARDO CONSULENTE STATISTICO, IN COLLABORAZIONE CON SIND NEUROTTIMO SRL SB E LO ZENGAR INSTITUTE

Forniamo i risultati preliminari della nostra ricerca multicentrica Palermo Milano che ha come obiettivo la valutazione dell’efficacia di un nuovo strumento utile ai pazienti che soffrono di acufene, il Neurofeedback Dinamico non Lineare.
Questo si concretizza in una neuromodulazione dell’attività elettrica cerebrale, che ipotizziamo sia in grado di migliorare la percezione dell’acufene ed i sintomi psicofisici ad esso correlati. È una sorta di training che consente al cervello di autoregolare la sua attività ottimizzandola.
Per valutarne l’efficacia stiamo sottoponendo pazienti volontari, con diagnosi di acufene, ad una serie di sedute di Neurofeedback Dinamico non Lineare, e di questi stiamo raccogliendo i dati dalle misurazioni audiometriche e dai questionari di autovalutazione riguardanti l’handicap provocato dall’acufene, il livello di preoccupazione patologica, la depressione, l’ansia, lo stress e la qualità del sonno.
I risultati che illustriamo, seppur da verificare su un campione più ampio, sono promettenti e sembrano confermare la caratteristica peculiare di questa tecnica ovvero che si basa sui principi cardine dell’attività cerebrale, autoregolazione, neuroplasticità ed apprendimento.

Società Italiana di Audiologia e Foniatria
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Palermo – 9 giugno 2018

il Dott. Francesco Lanza è intervenuto come relatore ed ha introdotto “Il Neurofeedback Dinamico non lineare”

Estratto da articolo pubblicato su JAMA Otolaryngology

TESTO EVIDENZIATO: “I ricercatori dunque raccomandano l’abbandono di trattamenti del genere a favore di interventi basati sulla neuroplasticità che comprendano il rafforzamento dei processi inibitori centrali, la riorganizzazione della cascata uditiva in modo da ridurre l’esagerazione della rappresentazione neurologica delle frequenze percepite nel tinnito, ed il rafforzamento delle risorse cognitive generali allo scopo di facilitare la soppressione attenzionale volontaria del tinnito.”