Diventare neurotrainer: tutto quel che c’è da sapere sul Corso di Neuroptimal® – Parte 2

Dynamical Neurofeedback® Neuroptimal® si basa su uno scambio di informazioni tra il sistema nervoso centrale e il computer. Tra i padri teorici del sistema va ricordato Karl Pribram che ha studiato i meccanismi con cui il cervello decodifica le informazioni inviategli dai cinque sensi, in particolare la vista, e la susseguente interpretazione della realtà che avviene anche attraverso la sua struttura linguistica. Il cervello ha una struttura dinamica, non lineare e il suo funzionamento procede senza ritmo né schema. Ma soprattutto risulta interessante il sistema di stoccaggio delle informazioni, conservate in una memoria locale, ma anche in una memoria diffusa elettromagneticamente nella rete sottile dell’albero dendridico sotto forma di schemi di interferenza d’onda. Il funzionamento di questa memoria è di tipo olografico come lo descrive Bohm: ogni porzione di un ologramma conserva tutti i dettagli dell’ologramma intero.

“Il nostro cervello”, spiega Francesco Lanza, “è un universo che risponde alle stesse leggi che regolano l’Universo seguendo il principio della fisica quantistica per cui l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande obbediscono alle stesse leggi fisiche. Dunque immanenza e trascendenza sono interconnesse”. In questo tipo di Neurofeedback infatti, grazie all’uso delle trasformate di Fourier e alla Joint Time Frequency Analysis, il sistema recupera le informazioni in tempo reale, per re-inviarle contestualmente al cervello. E qui è racchiuso l’elemento rivoluzionario: “Questo funzionamento dinamico e in tempo reale permette un cambio di paradigma”, continua Lanza, “Perché mira a trasformare il modo in cui il cliente interpreta il suo mondo e la sua realtà. Ovvero, si depatologizza il paziente che non si identifica più con il proprio sintomo”.

Andando ancora più in profondità nel sistema di riorganizzazione, si assiste a un processo simile a quello innescato dalla meditazione. L’interruzione della musica durante la sessione di Neuroptimal® costringe il cervello a rimanere nel qui e ora, cioè a non scappare nel futuro o nel passato riattivando gli schemi disfunzionali dell’ansia o della depressione. Quell’interruzione attira l’attenzione del cervello su quello che sta facendo permettendogli, se necessario, di cambiare schema, grazie alla sua neuroplasticità. Ma non occorre nessun intervento da parte di un terapeuta-neurotrainer esattamente come non si insegna a un bambino a camminare. “A differenza del Neurofeedback lineare con EEG quantificato, non ci sono valori di riferimento e non c’è la volontà di normalizzare attraverso il controllo di determinate onde cerebrali”, precisa Lanza, “Qui analizziamo gli eventi corticali che sono composti dalla totalità delle onde cerebrali, al punto che Val Brown sostiene che le onde, singolarmente prese, non esistono, sono solo un’astrazione della nostra mente. Il cervello funziona contemporaneamente su tutto lo spettro di frequenza che ha quattro dimensioni, durata, intensità, frequenza e Shift. Niente parametri di riferimento, niente linearità causa/effetto dove l’unica norma esistente è quella del singolo individuo che si sottopone alle sessioni.

Come funziona
Partiamo dalla musica. Il cervello anticipa il tema della musica, come il tennista si sposta sul campo in tempo per prendere la pallina. Se la previsione che ha fatto corrisponde a quello che la musica fà, il cervello è gratificato. Ma se il sistema interrompe la musica quando il cervello cambia margine di variabilità, gli permette di attivare un altro schema dandogli una notifica sul cambiamento in atto. “Si chiama effetto mirroring e funziona come funziona lo specchio durante lo studio per i ballerini: guardandosi capiscono cosa e come cambiare nell’eseguire quel particolare movimento. Cioè specchiarsi provoca una risposta di orientamento”, dice Lanza. Che poi specifica: “Nel nostro organismo ad avere la funzione regolatrice sono i feedback negativi, che riportano in equilibrio l’intero organismo. Per questo è importante mandare in crisi interrompendolo il sistema che innesca i feedback positivi, cioè quelli che attivano l’organismo nella stessa direzione in cui si sta muovendo”. Attraverso le quattro dimensioni, durata, intensità, frequenza e shift avviene l’autoregolamentazione e il sistema nervoso centrale reagisce alle informazioni ricevute da Neuroptimal® imparando un nuovo andamento. Ecco perché Neuroptimal® è un attivatore di risorse.

Uno strumento prezioso
A portare la propria esperienza al corso è stata la neurotrainer Daniela Pozzi, psicologa e psicoterapeuta che ha adottato Dynamical Neurofeedback® Neuroptimal® nella propria proposta terapeutica. “Abbiamo bisogno di sicurezza perché essa ci permette di stare comodi, con i sensi svegli ma non allertati ed entrare in relazione con il mondo. Il trauma, a sua volta, è un fallimento nella costruzione di questa sicurezza”, spiega Pozzi, “Questi fallimenti spingono a usare le proprie risorse per ripristinare il sentimento di sicurezza. E una di queste soluzioni può essere il disturbo ossessivo compulsivo, una strutturazione dell’essere umano, in quel momento con funzione di salvagente. Ma poi diventano dei salvagenti troppo stretti che non permettono di crescere e di esplorare il mondo. Ecco quei salvagenti sono le cose su cui lavora Neuroptimal. E in quest’ottica”, prosegue Pozzi, “Si può leggere tutto, perché l’occhio non è al trauma, ma alla ripetizione. Il sistema segnala al cervello che è dentro una serie di ripetizioni che possono essere abbandonate. Dunque mette il paziente/cliente a contatto con sé stesso, crea una condizione di portabilità della propria storia. Il salvagente c’è ancora, è eventualmente a disposizione, ma non occorre usarlo”.